Il supporto a Windows 10 è finito il 14 ottobre 2025. Da quella data Microsoft non rilascia più aggiornamenti di sicurezza gratuiti per le edizioni Home, Pro, Pro Education, Pro for Workstations ed Enterprise LTSC 2019. Il sistema continua ad avviarsi e a funzionare, ma senza patch ogni nuova falla di sicurezza resta aperta.
C’è però una proroga, ed è più lunga di quanto molti si aspettassero. Gli aggiornamenti di sicurezza gratuiti del programma ESU per gli utenti privati sono stati estesi fino a ottobre 2027 (BleepingComputer e Windows Central, giugno 2026). Per le aziende la proroga esiste ma si paga, fino a ottobre 2028. In entrambi i casi è un ponte verso Windows 11, non un modo per restare fermi.
In sintesi
- Windows 10 è fuori supporto dal 14 ottobre 2025: niente più patch di sicurezza gratuite standard (Microsoft).
- La proroga c’è: ESU gratuiti per i privati fino a ottobre 2027, ESU a pagamento per le aziende fino a ottobre 2028 (BleepingComputer, giugno 2026; eWeek, 2025).
- Nel 2025 Microsoft ha corretto circa 1.130 vulnerabilità Windows: senza ESU non arrivano più (Tenable).
- A luglio 2026 Windows 11 è già sul 68,9% dei PC Windows nel mondo (Statcounter).
- L’upgrade a Windows 11 è gratuito con TPM 2.0, Secure Boot e CPU supportata (Microsoft).
Fine supporto Windows 10: cosa è successo il 14 ottobre 2025
Fine del supporto vuol dire una cosa precisa: niente più patch di sicurezza gratuite, niente nuove funzionalità, niente assistenza tecnica, nessuna correzione di bug nemmeno a pagamento sul prodotto standard. Non è un rallentamento degli aggiornamenti. È uno stop completo, scattato il 14 ottobre 2025 come previsto dal ciclo di vita ufficiale del prodotto (Microsoft).
Ogni versione di Windows segue lo stesso schema: circa cinque anni di supporto principale, poi cinque anni di supporto esteso concentrato sulla sola sicurezza, infine la fine del ciclo. Windows 10 è uscito nel luglio 2015 e ha semplicemente raggiunto il capolinea. L’ultima versione supportata è la 22H2: se in azienda girano ancora build più vecchie, sono scoperte da molto più tempo.
Cosa resta in piedi? Il sistema si avvia, i programmi funzionano, i file sono al loro posto. Quello che cambia è che da ottobre 2025 ogni nuova vulnerabilità scoperta in Windows 10 rimane aperta, salvo che tu non attivi gli Extended Security Updates. Su questo torniamo tra poco.
I rischi concreti di restare su Windows 10 oggi
Il rischio principale ha un nome tecnico semplice: vulnerabilità senza patch. Nel corso del 2025 Microsoft ha corretto circa 1.130 falle in Windows, 41 delle quali zero-day e 24 già sfruttate in attacchi reali prima della pubblicazione della patch (Tenable, Patch Tuesday 2025 Year in Review). Su una macchina Windows 10 priva di ESU, da ottobre 2025 quelle correzioni non vengono più installate. Il divario con un sistema aggiornato cresce ogni mese.
Vulnerabilità senza patch: i numeri
Non tutte le falle sono uguali, e la distribuzione del 2025 spiega perché un endpoint non aggiornato è un problema per l’intera rete e non solo per chi lo usa.

Elevazione di privilegi ed esecuzione di codice remoto insieme fanno quasi il 70% del totale. Tradotto: sono le falle che un attaccante usa per prendere il controllo di una macchina e poi muoversi verso i server. Un solo PC Windows 10 non aggiornato, collegato alla rete aziendale, è spesso il punto da cui parte tutto il resto.
Ransomware e furto dati: il contesto italiano
Il Rapporto Clusit 2026 ha registrato 507 incidenti gravi in Italia nel 2025, il 42% in più rispetto all’anno precedente, con malware e ransomware tra le tecniche più diffuse. L’Italia assorbe circa il 9,6% degli incidenti gravi censiti nel mondo, una quota molto superiore al suo peso economico (Rapporto Clusit 2026). In questo quadro, un endpoint obsoleto non è di solito l’obiettivo finale dell’attacco. È la porta d’ingresso.
Il costo di un attacco andato a segno raramente si ferma al riscatto. Ci sono il fermo operativo, il ripristino dei sistemi, la notifica al Garante, il danno di reputazione con clienti e fornitori. Rispetto a queste cifre, il costo di una migrazione pianificata è modesto e prevedibile.
Windows 10 e conformità: cosa cambia per NIS2 e GDPR
Usare un sistema operativo non supportato non è vietato dalla legge. Però indebolisce la posizione dell’azienda su due fronti normativi ben precisi. Il GDPR, all’articolo 32, chiede misure di sicurezza “adeguate al rischio” e allo stato dell’arte. La direttiva NIS2, recepita in Italia con il decreto legislativo 138 del 2024, impone a un numero molto più ampio di aziende, definite essenziali o importanti, obblighi di gestione del rischio e di notifica degli incidenti, con responsabilità in capo agli organi di gestione.
Qui c’è un punto che l’estensione degli ESU gratuiti fino al 2027 rischia di offuscare. Per un privato, “coperto fino al 2027” significa davvero al sicuro sul piano delle patch critiche. Per un’azienda che ricade sotto NIS2, no. Gli ESU distribuiscono solo le correzioni classificate come critiche o importanti: non toccano la postura di sicurezza complessiva, che è ciò che un revisore o il Garante guardano dopo un incidente. Un parco macchine fermo su un sistema a fine vita, anche se “patchato” via ESU, è difficile da difendere come stato dell’arte. Il ponte ESU va usato per migrare, non per dichiararsi conformi.
In pratica: se la tua azienda tratta dati di clienti, opera nella filiera di un soggetto NIS2, o lavora con la pubblica amministrazione, l’obsolescenza del sistema operativo è già oggi una voce di rischio da mettere a verbale, non un problema rimandabile.
C’è una proroga per Windows 10? Come funzionano gli ESU
Sì, una proroga c’è, in due forme. Per i privati nell’Unione Europea gli Extended Security Updates (ESU) sono gratuiti e coprono fino a ottobre 2027. Per le aziende sono a pagamento e arrivano fino a ottobre 2028 (BleepingComputer, giugno 2026; sintesi eWeek, 2025). Attenzione a cosa sono: gli ESU danno solo patch di sicurezza critiche e importanti. Non sono un aggiornamento, non portano funzioni nuove, non prolungano il supporto vero e proprio. È qui che si decide quanto margine hai davvero.

ESU consumer: privati e microimprese
Per gli utenti consumer nell’area SEE, Italia compresa, l’iscrizione agli ESU è gratuita. Servono Windows 10 versione 22H2 e un account Microsoft sul dispositivo. L’attivazione si fa da Impostazioni, sezione Windows Update, dove compare la voce di iscrizione. Una licenza copre fino a 10 dispositivi. La copertura, inizialmente prevista fino a ottobre 2026, è stata estesa a ottobre 2027 con un aggiornamento silenzioso della documentazione Microsoft a giugno 2026 (BleepingComputer e Windows Central, giugno 2026). Restano fuori: nuove funzioni, correzioni non di sicurezza, supporto tecnico.
ESU business: costi e limiti
Per le aziende gli ESU restano a pagamento, con licenze per volume. Il prezzo parte da circa 61 dollari per dispositivo il primo anno, raddoppia il secondo, raddoppia ancora il terzo, con un tetto massimo di tre anni fino a ottobre 2028 (Microsoft; sintesi eWeek, 2025). Fanno eccezione le macchine virtuali su Windows 365 e Azure Virtual Desktop, che ricevono gli ESU senza costo aggiuntivo.
Il meccanismo del prezzo raddoppiato non è un dettaglio commerciale, è il messaggio. Sul terzo anno, per un parco di cento PC, il conto degli ESU arriva a una cifra con cui si comprano macchine nuove. Microsoft ha progettato la scaletta proprio perché gli ESU non convengano come soluzione stabile: sono pensati per durare il tempo di un progetto di migrazione, non per sostituirlo.
E Windows 11 quando scade?
Windows 11 non ha un’unica data di fine supporto. Funziona a versioni annuali (23H2, 24H2, 25H2 e così via) e ognuna riceve aggiornamenti per 24 mesi nelle edizioni Home e Pro, 36 mesi nelle edizioni Enterprise ed Education (Microsoft). Non serve ricomprare nulla per restare coperti: basta installare l’aggiornamento di funzionalità annuale, che arriva da Windows Update.
In pratica, finché aggiorni, Windows 11 non “scade”. Il salto impegnativo, quello con requisiti hardware e progetto di migrazione, è solo quello da Windows 10. Una volta fatto, si rientra nel ciclo di aggiornamento normale e la manutenzione diventa ordinaria amministrazione.
Come migrare a Windows 11: guida pratica in 6 passi
La migrazione è un progetto gestibile, a patto di procedere per fasi e non con un passaggio unico su tutta l’azienda. A luglio 2026 Windows 11 gira sul 68,9% dei desktop Windows nel mondo, contro il 29,8% di Windows 10 (Statcounter). Chi migra adesso non è un pioniere: trova driver, applicativi e procedure ormai collaudati.

- Inventario di hardware e software. Elenca tutte le postazioni, i server e le applicazioni in uso. Per ogni PC verifica i requisiti di Windows 11: TPM 2.0, Secure Boot, CPU supportata, 4 GB di RAM, 64 GB di spazio. Lo strumento “Controllo integrità PC” di Microsoft dà un primo esito rapido.
- Test delle applicazioni critiche. Individua i software senza i quali l’azienda si ferma: gestionale, contabilità, CAD, macchinari collegati. Provali su una macchina Windows 11 di prova prima di qualsiasi rollout. Le sorprese stanno quasi sempre qui, non nel sistema operativo.
- Progetto pilota. Porta un gruppo ristretto di utenti su Windows 11 in condizioni reali per due o tre settimane. Raccogli i problemi, sistema le procedure, poi replica.
- Backup verificato. Prima del rollout esegui un backup completo e, soprattutto, prova a ripristinarlo. Un backup mai testato non è un backup. Se non hai una procedura di backup e disaster recovery collaudata, questo è il momento di sistemarla.
- Rollout per reparto. Procedi per sede, ufficio o gruppo di lavoro, non tutti insieme. Monitora ogni ondata, correggi, passa alla successiva. Tieni pronto un piano di rientro alla configurazione precedente.
- Gestione delle patch a regime. Dopo la migrazione, centralizza gli aggiornamenti e automatizza il patch management, in autonomia o con un servizio di assistenza IT gestita. L’obiettivo è non ritrovarsi tra qualche anno nella stessa situazione con Windows 11.
Il tuo hardware non supporta Windows 11? Le alternative
Il blocco più comune sono due requisiti: il TPM 2.0 e la CPU. Il TPM è presente sulla maggior parte dei PC dal 2016 in poi, ma spesso è disattivato nel BIOS. La CPU deve essere almeno Intel Core di ottava generazione o AMD Ryzen serie 2000 (Microsoft). Prima di dare per persa una macchina, controlla queste due cose.
Se il PC resta comunque escluso, hai diverse strade:
- Attivare TPM e Secure Boot nel BIOS. In molti casi la macchina diventa idonea senza spendere nulla.
- Sostituzione mirata. Cambia solo i PC realmente incompatibili, in genere quelli precedenti al 2018, invece di rinnovare tutto il parco.
- ESU come ponte. 12 o 24 mesi di margine per pianificare gli acquisti senza fretta.
- Desktop virtuale. Windows 365 o Azure Virtual Desktop spostano Windows 11 nel cloud, con gli ESU inclusi sull’endpoint fisico.
- Altri sistemi per postazioni semplici. Per PC usati solo per web e posta, ChromeOS Flex o una distribuzione Linux allungano la vita all’hardware.
L’installazione forzata di Windows 11 su hardware non supportato è tecnicamente possibile, ma in azienda è sconsigliata: Microsoft non garantisce gli aggiornamenti su queste configurazioni, e ti ritrovi con lo stesso problema di incertezza da cui volevi uscire.
Domande frequenti
Windows 10 smette di funzionare dopo il 14 ottobre 2025?
No. Il sistema continua ad avviarsi e i programmi restano utilizzabili. Quello che si ferma sono gli aggiornamenti di sicurezza gratuiti standard. Il rischio non è immediato ma cumulativo: cresce ogni mese che passa, man mano che emergono nuove vulnerabilità non corrette (Microsoft).
C’è una proroga per la fine del supporto di Windows 10?
Sì. Per i privati nell’Unione Europea gli aggiornamenti di sicurezza gratuiti (ESU) sono stati prorogati fino a ottobre 2027. Per le aziende la proroga è a pagamento e copre fino a ottobre 2028 (BleepingComputer, giugno 2026; eWeek, 2025). In entrambi i casi si tratta solo di patch di sicurezza, non di un aggiornamento del sistema.
Quanto costano gli Extended Security Updates?
Per i privati nell’Unione Europea sono gratuiti fino a ottobre 2027. Per le aziende partono da circa 61 dollari per dispositivo il primo anno e il prezzo raddoppia a ogni rinnovo, per un massimo di tre anni fino a ottobre 2028 (Microsoft; sintesi eWeek, 2025).
L’aggiornamento a Windows 11 è gratuito?
Sì, se il PC ha una licenza Windows 10 valida e rispetta i requisiti: TPM 2.0, Secure Boot, CPU Intel di ottava generazione o AMD Ryzen 2000 o successive, 4 GB di RAM, 64 GB di spazio libero (Microsoft). L’aggiornamento arriva tramite Windows Update.
Quando scade Windows 11?
Windows 11 non ha una data unica di fine supporto. Ogni versione annuale è aggiornata per 24 mesi nelle edizioni Home e Pro, 36 mesi nelle edizioni Enterprise ed Education. Installando l’aggiornamento di funzionalità annuale da Windows Update si resta sempre coperti, senza costi aggiuntivi (Microsoft).
Cosa faccio con i PC non compatibili con Windows 11?
Prima controlla se TPM e Secure Boot sono solo da attivare nel BIOS: spesso basta questo. Se il processore non è supportato, le opzioni sono la sostituzione mirata dei soli PC esclusi, gli ESU come ponte temporaneo, oppure un desktop virtuale come Windows 365.
Come possiamo aiutarti nella migrazione
Non hai ancora migrato e non sai da dove partire? Il primo passo è sempre lo stesso: un assessment del parco macchine. Quali PC sono pronti per Windows 11, quali vanno sostituiti, quali applicazioni vanno testate prima di muoversi. Da lì esce un piano con tempi, costi e priorità, invece di una corsa last minute.
È il servizio con cui apriamo ogni progetto di migrazione. Seguiamo aziende in dall’assessment iniziale fino al rollout e alla gestione delle patch a regime.
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